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Alla scoperta di Pietra e misteri nel seicento – intervista a Lorenzo Beccati, “l’ombra di Pietra” (DeA)

Buonasera amati lettori. Riesco a portarvi, un po’ in ritardo, me ne rendo conto e perdonatemi, l’intervista avvenuta il 18 aprile 2018 fatta a Lorenzo Beccati, autore per DeA Planeta del libro “l’ombra di Pietra” uscito il 23 marzo 2018.

È stato un incontro spiritoso, data la simpatia dell’autore, ma anche molto interessante. Lorenzo a Beccati ci ha accompagnato nella Genova del seicento, svelandoci leggende e credenze popolari davvero insolite.

La recensione che ho fatto del libro la trovate QUI, se ve la foste persa.

Io ringrazio di cuore l’autore a Lorenzo a Beccati e l’editore DeA per l’occasione e vi lascio all’intervista. Davvero da divorare😜


La protagonista di questa storia è Petra, non solo una donna molto forte, ( poi ci illustrerà la scelta al femminile del personaggio principale), ma pure una figura a tutto tondo, anche come investigatrice. Pietra, anzi Petra per come si fa conoscere dal mondo normale e circostante, ama ripetere <<io sono Pietra>>.  Può spiegarcene  il motivo?

Pietra è il suo vero nome, si chiama davvero così. Però lei, siccome è una donna che vuole restare nell’ombra, da qui “l’ombra di Pietra”, vuole stare nascosta, non vuole apparire, di conseguenza trova che il suo nome “Pietra” sia un nome troppo forte, che abbia un impatto eccessivo e allora si fa chiamare Petra. Però nel momento in cui fa qualcosa che la soddisfa, qualcosa che la riporta alla realtà, alle cose concrete e che ama, allora diventa una specie di inno, di grido di battaglia e dice <<io sono Pietra>>.

Sul fatto di scegliere una donna, è una cosa importante a mio giudizio perché io, essendo  maschio, ho delle ovvie difficoltà a tramutarmi in donna, quindi entrare nella psicologia del mondo femminile, non è scontato, ma, francamente, credo di esserci riuscito. Ho fatto grande fatica, però sono entrato proprio nell’animo della donna (infatti adesso posteggio malissimo !) ahaha, non è vero, posteggiavo male anche prima.

Pietra è un personaggio femminile molto particolare, non è la classica dama di corte, non è una cortigiana, una serva, è qualcuno che tutti odiano, tutti schivano e di cui tutti hanno paura. Già orfana, ovviamente questo l’ ha irrigidita, però è comunque una che tutti ripudiano e vogliono allontanare per il fatto che è una rabdomante. Eppure, grazie alla sua bacchetta ( tra l’altro è bellissimo il riferimento alla credenza di quei tempi, per cui in mano a una donna, la bacchetta si riteneva dicesse il contrario, per trarre in inganno) e alla sua astuzia, Petra riesce a farsi accettare dai potenti, loro malgrado, anche se nessuno riesce ad avvicinarsi più di tanto.

Intanto la rabdomanzia è un’arte oggi intesa come ricerca dell’acqua, ma nel passato le rabdomanti, o meglio gli uomini rabdomanti,  cercavano persone evase, magari cadaveri seppelliti da qualche parte oppure scovavano tesori. Addirittura, e vi assicuro che è vero, se la donna era nervosa, il marito era autorizzato a chiamare un rabdomante per scegliere la tappezzeria adatta. Pertanto l’avere questa capacità è raro e strano, e viene da chiedersi da dove provenga tale potere? Da Dio? Dagli angeli o Santi? O dal demonio? Per cui se io posso pensare che tu abbia un qualche contatto con il demonio, è chiaro che ho paura e ti temo. Per questo, ancora nel Seicento, moltissimi rabdomanti sono stati messi al rogo, paragonati alle streghe. Infatti lei, Petra, non invoca apposta i Santi, semplicemente ha delle vibrazioni e le segue.

Sempre Pietra a me ha ricordato uno Sherlock Holmes del Seicento, sarebbe interessante saper  come hai trovato l’ispirazione. Lei arriva a tutto grazie alla deduzione. Osserva, guarda e poi spiega come arriva alla soluzione. E le si rivolgono tutti, anche per le cose più banali, piccole discussioni insomma. E tu, ogni volta che introduci un personaggio che le chiede aiuto, sapevi già come lei avrebbe capito, fingendo ovviamente che fosse tutto merito della bacchetta?

Si rivolgono a lei proprio per tutto, essendo una rabdomante. E lei a volte ci arriva per deduzione, appunto, a volte, invece, si ispira semplicemente alla pratica quotidiana, come nel caso della donna incinta che vuole sapere se il feto è maschio o femmina. Petra, a quel punto, non ha un grande margine di deduzione, ma noi sappiamo che si affida alla tradizione popolare. Ad esempio si dice che quando la donna ha la pancia a punta è un maschio, se è tonda avrà una femmina, o se predilige i cibi dolci, ecco lei si affida a queste cose.  In ogni caso non volendo darle un dispiacere, per quei cinque mesi rimanenti le dà la gioia di pensare di aspettare un maschio. Poi se davvero è così, non lo sa, ha solo  azzeccato. In altre cose invece semplicemente nota dei dettagli che agli altri sfuggono, come quando osserva i cadaveri, pratica che hai tempi non era d’ uso. Però è sempre tutto merito, o colpa, della bacchetta, perché a quei tempi, per una donna dimostrare intelligenza era molto pericoloso. È anche un personaggio libero, che non ha timore di rimanere da sola. Non ha bisogno di un uomo che la protegga, a lei va bene restare nell’ombra. Accetta i propri sentimenti, ma li controlla e rimane una donna libera.

A un certo punto anche il Doge chiede di lei per indagare sulla poiana, un serial killer molto particolare…

Gli scrittori di gialli sono come i maghi. Ti fanno vedere una cosa per distrarti, così fa l’autore giallo che ti dice solo quello che vuole, quando vuole. Per cui, davvero, chi scrive gialli è una sorta di imbroglione, perché semina degli indizi, ma ne nasconde molti altri. Il mio sistema è di mettere due grandi misteri, da una parte questo serial killer che uccide molta gente e dall’altra la scomparsa di una persona importante, Pietro Paolo Rubens, un pittore che è stato davvero in quegli anni a Genova. In questo modo si confondono bene le acque, così che il lettore non capisca la soluzione.

Perché Pietra? Ha un significato?

Pietra: mi piaceva il nome. Mia nonna si chiamava Pietra. Tra l’altro aveva quattro figli, da quattro uomini diversi che ha dirlo e farlo oggi è un conto, ma pensate a quei tempi cosa ne ha passate… era una donna brillante comunque, libera, di fatti non si è mai sposata.

Per quanto riguarda la figura del Doge, è autentica?

Si, si, è una figura realmente esistita. Mi piace molto mescolare la realtà con la fantasia. Ovviamente alcuni personaggi non sono veri, come Pietra. Tra l’altro non sono personaggi descritti meticolosamente come nei libri di scuola, ma li descrivo come esseri umani e come, penso, avrebbero potuto agire nella vita.

L’epoca che racconti è davvero crudele, per tutti.

Era un’epoca oscura. C’ erano  guerre, pestilenze, basti pensare che a Genova metà della popolazione è morta di peste. Tra l’altro non si conosceva il motivo dell’arrivo in quella città della peste, ma studi recenti  l’ attribuiscono alle navi straniere cariche di topi che l’ avrebbero diffusa a Genova. Però i genovesi del tempo, non lasciavano i propri beni quando andavano al lazzaretto. Tra l’altro ci sono le documentazioni a prova del fatto che il Doge sia stato costretto a pagare i Genovesi perché lasciassero i mobili a casa, quando dovevano andare al lazzaretto, altrimenti se li portavano dietro. Solo che a un certo punto non ci stavano più, il lazzaretto era diventato un magazzino.  Perciò si è dovuta proprio fare la valutazione di ogni singolo mobilio, dai letti, agli armadi, ai comodini, così che il genovese li lasciasse e se ne andasse a morire tranquillamente al lazzaretto, ma con i soldi in tasca.

Se dovessi fare un parallelismo, occupandoti di attualità tutti i giorni, cosa salveresti dell’epoca di allora per riportarla in quella di oggi?

Penso che la Genova di allora sia molto simile a quella di oggi. Ad esempio i carugi, se si va nella città ad ogni piè sospinto li trovate. Genova è il centro storico più grande d’Europa. Purtroppo però camminare nei vicoli significa evitare i topi e i ratti,  che sfrecciano perché, veramente, è lasciata ancora all’abbandono nonostante siano passati secoli, ma se si alza un po’ la testa, si ammirano dei palazzi meravigliosi, gli stessi che, tra l’altro, Rubens stesso ha dipinto e descritto nel bellissimo libro ” i palazzi di Genova”. Ha raccontato uno per uno i palazzi di Genova, anche con delle riproduzioni interne,  fatte proprio da lui, mentre all’ esterno, alzando lo sguardo, si notano delle volte e le nicchie. A quei tempi c’erano le statue di Gesù, perché quando passava sotto un ebreo, qualunque genovese poteva inchiodarlo sotto la statua di Gesù e pretendere che lodasse il Signore, cosa che, data la sua religione, ovviamente non era possibile. Si era autorizzati a tutto, quindi se questo ebreo si rifiutava di venerare il nostro Dio, lo si poteva picchiare tranquillamente. Figuriamoci, quindi, che giri questi poveretti erano costretti a fare per tornare a casa senza incappare nelle nicchie con le sacre statue, ancora oggi son rimaste quelle volte, ma vuote. Se pensate a Palazzo San Giorgio, finalmente restaurato, è là dove Marco Polo dettò il suo Milione. Di Genova si possono dire veramente tante cose. Per esempio, il Sacro Graal, fino al Novecento, erano tutti convinti che appartenesse alla città e a Genova si chiamava il Santo Catino che davvero esiste, è di oro e smeraldi con un manico, tutti convinti che fosse il Sacro Graal, poi delle ricerche più accurate  hanno sfatato la cosa. Così come tutti conoscono la Sindone, quasi nessuno conosce il Mandillo, che significa “fazzoletto” in genovese. è la seconda effige più importante della cristianità perché raffigura il volto di Gesù. Vi dico brevemente la leggenda: un re africano non stava bene e chiese dell’uomo che si diceva facesse i miracoli. Mandò il pittore di corte a cercare di ritrarre l’effige del Cristo, ma non vi riuscì, nonostante fosse un grande artista. Così accadde che Gesù prese uno straccio, se lo mise sul viso e immediatamente vennero riprodotte le sue fattezze. Immaginatevi la felicità del pittore che tornò dal proprio re e questo guarì. E ancora oggi, anche se di rado, questo mandillo viene esposto. (per approfondire sul mandillo – https://genovacittasegreta.com/2016/02/23/o-santo-mandillo/

http://www.iconesacregenova.it/il-mandylion-di-genova)


Visualizza immagine di origineLorenzo Beccati

Autore televisivo e scrittore. Collaboratore stretto di Antonio Ricci, è noto per i suoi doppiaggi e per essere stato la “voce” del Gabibbo nel programma televisivo “Striscia la notizia”.
Sua è anche la voce che doppia molti episodi di Paperissima.
Ha raccontato un aneddoto secondo il quale la voce del Gabibbo sarebbe in realtà quella di un ex-ergastolano che lavorava come piastrellista. Nel corso di una carriera televisiva che data agli inizi degli anni Ottanta, ha ricevuto numerosi riconoscimenti.
All’attività di autore televisivo ha affiancato anche quella di scrittore, producendo soprattutto thriller a sfondo storico e libri comici.


L’ombra di Pietra

5FEAF3CB-8CA8-413C-A106-760E405EFFABQuesto nuovo romanzo di Lorenzo Beccati è un thriller dirompente, il ritratto suggestivo di una Genova maestosa e piena di insidie, e un sincero omaggio alle straordinarie capacità delle donne in ogni tempo.

“Se sono ancora viva è perché ho imparato a farmi ombra e a sembrare vulnerabile. Così la gente si sente al sicuro, non mi crede un pericolo.”

Genova 1606. Una spaventosa figura vestita di nero, il volto nascosto dietro una maschera da rapace, si muove nelle tenebre e miete vittime utilizzando uno strano micidiale cappio. Negli stessi giorni il pittore fiammingo Rubens, ospite presso palazzo Doria, scompare nel nulla, facendo temere il peggio. Se l’indagine ufficiale sul feroce assassino è affidata al Bargello e ai suoi birri, che brancolano nel buio, quella sull’artista richiede rapidità e discrezione, per evitare imbarazzi a una delle famiglie più potenti della città. Ecco perché delle ricerche viene incaricata dal Doge, e in gran segreto, la persona più scaltra in circolazione, ma anche la più pericolosa: una donna che non ha paura di niente. È Pietra, la rabdomante: la sua intelligenza le ha procurato molti nemici, ma è a lei che tutti si rivolgono per risolvere i misteri più intricati. Un pomeriggio Pietra trova sulla porta di casa una vecchia dall’aspetto miserevole, che sostiene di essere sua madre, la stessa che l’ha abbandonata in fasce. Pietra non è pronta ad aprirle il suo cuore, ma una tempesta di emozioni sta per abbattersi su tutto.

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18 risposte a "Alla scoperta di Pietra e misteri nel seicento – intervista a Lorenzo Beccati, “l’ombra di Pietra” (DeA)"

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