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“La narratrice sconosciuta” di Brunonia Barry / Recensione (in collaborazione)

INTRO: Buongiorno amati lettori e buon inizio settimana!

Sono felicissima di portarvi, finalmente, la recensione di un bellissimo libro che mi ha davvero emozionato e che mi è dispiaciuto finire. Una storia che mi ha letteralmente tenuta incollata alle pagine e che consiglio vivamente!

La novità sta nel fatto che questa recensione è in collaborazione con Mangiare bene a casa con Max, un sito di cucina tenuto da un gentilissimo cuoco professionista che cerca di proporre ricette semplici, ma gustose.

Per “la narratrice sconosciuta” Max ha pensato a un piatto da leccarsi i baffi, ovvero  il “Nido di bigoli caserecci con ragù d’anatra e trito di castagne”. Ammettete che solo il n7ome mette appetito 😉

L’idea è quella di unire dei sapori e delle ricette che provocano determinate sensazioni con un libro che abbia dei collegamenti. Siccome nella “narratrice sconosciuta” siamo nel periodo di Halloween, quindi pieno autunno tra ottobre e novembre, Max vi ha proposto uno squisito primo adattissimo alla stagione.

Fatemi sapere cosa ne pensate!

Ringrazio di cuore l’editore per la copia. Mi ha fatto un grande dono.

TITOLO: La narratrice sconosciuta images.htm

AUTORE: Brunonia Barry

EDITORE: Garzanti

COSTO&PAGINE: 18, 60 euro – 496 pagine

DOVE ACQUISTARE: http://amzn.to/2jBlLJV

SITO GARZANTI: http://www.garzanti.it/

TRAMA:

Il buio è appena calato avvolgendo Salem nel suo manto scuro. Callie ha sette anni appena ed è sola sulla scogliera che domina la baia. Non dovrebbe essere lì. È troppo pericoloso. Poi all’improvviso sente uno strano grido e lo spettacolo che si presenta ai suoi occhi la lascia senza parole: tre donne sono state uccise. Solo Rose, la più anziana del gruppo, riesce a scappare e a portare Callie in salvo. Sono passati vent’anni da quel terribile evento. Anni in cui Callie ha fatto di tutto per dimenticare e vivere una vita il più possibile normale. Ha promesso a sé stessa che non avrebbe più messo piede a Salem, il luogo dei suoi incubi. Eppure, sente che per lei è arrivato il momento di tornare là dove tutto è cominciato. Perché un ragazzo è stato trovato senza vita, e prima della fine un grido ha squarciato il cielo nero. Quello stesso grido che ha sentito da bambina e torna sempre a tormentarla. Ora non può permettere che Rose venga condannata per qualcosa che non ha commesso. La Rose che lei conosce, e che anni addietro le ha salvato la vita, non avrebbe mai osato fare del male a nessuno. Ne è sicura. Così come ne è sicuro l’ispettore Rafferty, incaricato di occuparsi del caso. A Callie allora non resta altra scelta che far luce sulla verità. Una verità che ha radici in quella terribile notte sulla scogliera, dove si è compiuto un destino ancora avvolto nel mistero e che ora ha bisogno di essere svelato. Costi quel che costi.
Riduci

COSA NE PENSO:

La narratrice sconosciuta è una storia singolare dai lugubri tratti inquietanti e in un’atmosfera surreale, che abbraccia il lettore in una delicata foschia, distruggendo ogni contatto col mondo. È stata una storia che mi ha coinvolto nel profondo e forse un po’ sconvolto (in senso positivo), rimanendomi in mente anche finita la lettura del capitolo.

Il prologo è ambientato nel 1989 ( consiglio di leggerlo attentamente) mentre dal primo capitolo si passa al 2014 e viene presentata la cittadina di  Salem, notoriamente città delle streghe, ai giorni nostri, raccontata con gli occhi di un’autrice di lì originaria che, per questo, ne riporta una realtà attuale abitata da una popolazione moderna la quale comunque tende a non dimenticare le antiche leggende e le forti credenze di cui la cittadina è colma fin dalle origini. Onestamente, solo il nome “Salem” ha un non so ché di surreale e leggendario a parer mio, un suono che mette i brividi!

Nella terribile notte del 1989 avviene un orrendo omicidio che coinvolge tre giovani donne – chiamate Dee – mentre erano intente a celebrare un’importante rito religioso. La piccola Callie, di soli sette anni, è figlia di una delle Dee ed è l’unica a salvarsi da quella strage grazie a Rose, la donna che l’aveva gentilmente accolta assieme alla madre e le altre Dee in casa e che, per altro, aveva fortemente insistito per finire quell’antico rituale in memoria delle loro antenate che erano state giustiziate ingiustamente secoli prima solo perché dotate d’insoliti talenti, magari doti inconsuete, perciò chiamate “streghe” e accusate di reati mai dimostrati.

E quella notte, tra la confusione e la paura, anche Callie accompagna la mamma per la strana celebrazione prima che un agoniante urlo squarci le tenebre e le ombre si riversino con furia sulle tre donne. La piccola è nascosta appena in tempo tra i rovi buii e lì rimane in attesa del ritorno di Rose che, prima di raggiungere le Dee, le  promette presto il suo rientro. Ma la notte passa e nessuno raggiunge più Callie, lasciando, inoltre, irrisolto uno degli omicidi più misteriosi di Salem.

Con un bel salto temporale ci ritroviamo nel 2014, anni in cui si è andata a creare un’atmosfera tagliente tra le così dette streghe buone, praticanti magia bianca, e la gente normale che non le vede di buon occhio e preferisce tenere le distanze. In tutto questo tempo gli omicidi sono stati sepolti dell’attenzione comune e la piccola Callie, dopo aver girato diverse famiglie adottive poco raccomandabili, viene a sapere che Rose è stata arrestata per aver ucciso un ragazzo e che è accusata d’essere l’artefice della morte delle tre Dee nella sera del ’89. La stessa Rose che le aveva salvato la vita e che le era stato detto essere morta.

Rientrando a Salem, Callie trova una Rose diversa da quella che ricordava, una donna malata e ossessiva. Rose va dicendo che dentro di lei tiene una banshee (una sorta di spirito maligno che preannuncia la morte, o come dice la donna, la “strega deviata”) per impedirle di uccidere ancora. Callie, per quanto scossa, comunque è convinta dell’innocenza della donna, e come lei, l’ispettore Rafferty, impegnato nel caso, che conta molto sui ricordi di Callie per portare alla luce la realtà degli omicidi, stranamente coperti da un’omertá comune.

Ci sono diversi personaggi nella storia e tutti hanno un discreto peso. Molti elementi e situazioni diverse, tante incognite. C’è proprio un filo conduttore che trattiene chi legge a perseverare per sapere dove sta la verità, per capire come andrà a finire quella storia. Si crea una vera e reale magia, forse data dalla bravura dell’autrice di attrarre e catturare la persona che legge e farla immedesimare in Callie, nella complessa situazione in cui si trova e, in generale, nell’ambiente della storia.

Come altri libri, anche qui la verità non è mai completamente quello che sembra. Si percepisce che quello che appare essere non è quello che realmente è,  quindi il finale, devo dire, mi ha da un lato elettrizzata e dall’altro non colpito come pensavo. Il fatto è che non me lo aspettavo, non l’avevo previsto e mi ha sorpreso, ma la “motivazione” che ci sta dietro mi è parsa – non proprio banale – ma non al livello di tutta la storia, che è davvero meritevole. Se poi leggerete il libro, potrete capire a cosa mi riferisco. Spiegare quello che intendo senza spoiler è complicato. Vorrei inoltre avvisare che, per quanto la trama possa magari trarre in inganno, non si tratta di un horror o un libro di paura e neanche di un qualcosa di psicologico o ansiogeno (eccetto alcune parti, ma che ci stanno pienamente e anzi, sono piacevoli). Ha dei tratti surreali e un po’ magici, ma nell’insieme è una vera e propria storia completa di più elementi e temi universali, come amore, fiducia e perdono, che include e si concentra un pó di più sul grande e insidioso mistero.

Ci sono state sicuramente parti descrittive che meno mi hanno preso, a volte pensavo si potessero abbreviare o saltare senza comunque nuocere alla storia, ma capisco anche che il lettore non può stare 470 pagine con il fiato sospeso,  perché dopo un po’ diventerebbe pesante. Quindi mi è parso corretto e funzionale portare nella storia dei lati più “normali” e descrittivi, come può essere una vicenda d’amore, con i suoi alti e bassi,  che comunque mi è piaciuta, per quanto io non sia una grande estimatrice del genere romantico, o racconti e capitoli dedicati alle feste del periodo invernale.

Vorrei parlare all’infinito di questo libro, forse perché mi ha colpito più di quanto mi aspettassi. Con estrema franchezza, pensavo che le 470 pagine sarebbero state, sì belle, ma non COSì belle e che al finale sarei saltata in aria dalla sorpresa e invece è stato l’opposto e personalmente lo preferisco. Che poi vorrei sottolineare non essere brutta la conclusione, anzi la descrizione di ciò che accade mi ha fatto morire dall’ansia, ma ciò che sta dietro all’atto in sé dell’omicidio, l’ho trovato – scusate se mi ripeto ma non trovo modo migliore per esprimere appieno ciò che voglio dire – non al pari di tutta la trama. Però, davvero lettori, che libro… mi ha stregato!

14 risposte a "“La narratrice sconosciuta” di Brunonia Barry / Recensione (in collaborazione)"

    1. Grazie del consiglio! Infatti ne avevo sentito parlare… onestamente “la narratrice sconosciuta” mi è parso un libro a sè, che non ha bisogno di un libro che lo preceda, però non posso esserne certa siccome non ho letto “la lettrice bugiarda”. Forse è simile, però mi sembra strano sia un prequel… ti è piaciuto “la lettrice bugiarda? “

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      1. Mah, non sono sicura sia proprio un prequel… diciamo che, a quanto ho capito, è ambientato negli stessi posti e ha alcuni personaggi in comune… “La lettrice bugiarda” mi è piaciuto molto la prima volta che l’ho letto, mentre la seconda ho trovato un po’ noiosa la parte centrale, probabilmente perché sapevo quale fosse il finale, sul quale è molto importante mantenere il “mistero” per godersi il romanzo, secondo me… Se ti è piaciuto “La narratrice sconosciuta”, vale la pena di leggere anche quest’altro…

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