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“Il cinema della felicità” di Maurício Gomyde / Recensione

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SPANISH REVIEW

INTRO:

Buongiorno amati lettori.

Oggi vi presento “Il cinema della felicità”, una delle ultime novità di Garzanti Editore che mi ha gentilmente inviato e per cui ringrazio l’editore.

A parte la copertina incredibilmente attraente (dovreste vedere l’edizione originale portoghese com’è sempliciotta… ) e il titolo suggestivo, si tratta di una storia che mi ha sorpreso molto positivamente siccome mi aspettavo tutt’altro genere di libro.

Assolutamente consigliato a tutti. Fidatevi, è più grande e profondo di quanto sembri.

TITOLO: Il cinema della felicità Gomyde_Il cinema della felicità

AUTORE: Maurício Gomyde

EDITORE: Garzanti

COSTO&PAGINE:  16,90€ (cartaceo) / 256 pagine

DOVE ACQUISTARE: http://amzn.to/2xWDVYC

SITO GARZANTI: http://www.garzanti.it/

TRAMA:

C’è il film giusto per ognuno di noi
Fidati dei miei consigli
Ti aiuterò a ritrovare il sorriso

In sala le luci si sono appena abbassate. È il giorno di «Cinema felicità», il cineforum più amato da tutti coloro che stanno attraversando un momento difficile: basta guardare le immagini sullo schermo per dimenticarsi dei problemi e ritrovare il buonumore. Lo sa bene il giovane Pedro che con il cinema ci è cresciuto. Negli anni ha imparato che i film sono in grado di guarire le ferite. Di mostrare il lato positivo anche nei momenti in cui la vita sembra in bianco e nero. Per questo, da quando gestisce un videonoleggio, ha deciso di trasformare la sua passione in una missione: aiutare le persone con i suoi consigli da esperto cinefilo e far tornare il sorriso a chi credeva di averlo perduto per sempre. E allora L’attimo fuggente diventa la scelta giusta per coloro che devono imparare a cogliere le occasioni quando si presentano, senza rimandare. Per ricordarci che non si deve mai perdere la speranza, c’è la cura Forrest Gump, mentre come rimedio alla pene d’amore basta gustarsi Casablanca dall’inizio alla fine. In una parola, c’è il film giusto per ognuno di noi.
Ma adesso Pedro ha scoperto che sta per perdere la vista. Adesso è lui ad aver bisogno di aiuto. E non può che rivolgersi al cinema. Armato solo di cinepresa, parte per un viaggio che lo porterà a girare un film con un copione a dir poco originale: la vita e la sua imprevedibilità. Perché non è mai detta l’ultima parola. Anche nei momenti più bui, se crediamo nell’amore e nell’amicizia, troviamo sempre il modo per ricominciare.

Definito dalla stampa brasiliana «il regista delle parole», Maurício Gomyde si è distinto nel panorama letterario contemporaneo per uno stile fresco e immediato che ha subito conquistato i lettori. Con Il cinema della felicità, il suo successo è approdato in Europa, dove gli editori hanno fatto a gara per aggiudicarselo. Gomyde ci regala una storia senza tempo sulle occasioni che la vita ci offre. Non importa quale strada decidiamo di imboccare, per coglierle basta saper guardare con gli occhi, ma soprattutto con il cuore.

COSA NE PENSO:

Pedro è una figura davvero stupenda, che emana una luce tutta sua. Una persona che mi sono immaginata avere sempre gli occhi brillanti e il cuore pieno d’energia per affrontare tutti i problemi che la sua dura vita da “quasi ceco” gli pone sotto il naso. Il cineforum che organizza ogni settimana, per quanto si sforzi di proporre grandi successi cinematografici, film significativi e davvero belli (molti posso dire di averli visti personalmente e sono tra i miei preferiti… penso che l’autore sapeva di cosa stava parlando e sono concorde con lui) non ottiene mai il successo sperato, tanto che la proprietaria del locale del quale Pedro utilizza la sala sotterranea come cinema, decide di smettere con quel progetto, per aprire una discoteca che avrebbe certamente prodotto molto più incasso.

Per Pedro è la prima distruzione di un grande sogno, un  lavoro importante a cui teneva e per cui si impegnava davvero. Però, a tirar su di morale il nostro protagonista durante questo momento buio giunge Cristal, una nuova cameriera dai capelli rosso fuoco e due meravigliosi occhi verdi. Una tipetta tosta, che ho adorato come personaggio. Il loro è un rapporto profondo e sincero, che al primo approccio può apparire semplicemente stuzzicante e passeggiero, ma che si rivelerà, invece, un sentimento d’una intensità toccante.

Assieme a Cristal, forte figura significativa per Pedro è l’amico Fit, nonché suo cameramen fidato per le tante riprese che Pedro gestiva come regista, alla ricerca del film perfetto, da presentare al Cacao d’oro, un ambito premio cinematografico a cui il ragazzo aspirava da anni.

Quindi Pedro non è solo una persona positiva verso la vita e sempre pronta a rialzarsi saltando da un progetto all’altro con grinta, ma è anche un ragazzo con un serio problema alla vista,  fortunatamente bloccatosi prima di degenerare nella cecità totale. Accade, però, un brutto incidente che costa caro a Pedro: il medico gli rivela di avere solo pochi mesi di luce ancora. Non si può evitare.

Allora (dopo un brutto momento e l’aiuto di Fit) Pedro, Cristal, Fit e Mayla (nipote della proprietaria del locale) partono assieme per creare un film “on the road” con scarse possibilità d’investimento e solo loro quattro a formare la troup. E da qui parte l’anima del libro.

Un viaggio incredibile, per nulla noioso, che insegna sia ai ragazzi che a noi quanto l’amicizia e la fiducia siano importanti. Un viaggio che parla e pulsa, che brilla e sprizza colori. Un viaggio che ci grida di credere in noi stessi, di non abbatterci, che esiste sempre una seconda possibilità, anche quando non si vede. Un viaggio che non nega le mille difficoltà e i calci che la vita ti tira, ma che ci suggerisce di considerare le cose da un’altra prospettiva per affrontarli al meglio. Le seconde chance ci sono, esistono realmente, ma spesso non le vediamo. O non le vogliamo vedere, perché è più facile abbattersi che abbattere, è più semplice mollare tutto che ricominciare dopo un fallimento, ma… come si dice? Toccare il fondo per risalire con una spinta più forte.

Ho potuto leggere una storia che emana speranza e fiducia, sogni e desideri. Non una storiella d’amore, non un romanzetto noioso… ma un messaggio di perdono e di rinascite, di cadute e dedizione verso le nostre passioni, una spinta al non arrendersi mai e soprattutto, un elogio alle possibilità. Alle altre chance che la vita ci dona e che dobbiamo essere in grado di captare per sfruttarle appieno.

Questa non è una storia fantastica, non è un film in cui tutto finisce bene. Non è solo luce, pace, gioia e amore. C’è anche buio, tanta oscurità, ombre nascoste, finzioni e menzogne, tradimenti e cadute. Non è un libro che mente e ci illude, ma ci mostra come un uomo ingordo di vita possa perdere la cosa a cui teneva di più e che lo sosteneva davanti al peso di una grave malattia e, nonostante questo, riuscire a vedere la luce – anche grazie a chi lo ama – in quella vita avvolta nelle tenebre.

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